Telemedicina e turismo sanitario: il nuovo volto della comunicazione medico-paziente

Le innovazioni IT aiutano anche i medici a migliorare il rapporto con i pazienti e la comunicazione sanitaria

La telemedicina negli ultimi anni sta migliorando sia le cure offerte che l’esperienza del paziente che decide di spostarsi grazie alle opportunità offerte dal turismo sanitario. L’IT aiuta a fornire assistenza medica sicura e un piacevole viaggio in strutture all’avanguardia oltreoceano.

Per oltre 20 anni le innovazioni IT (tecnologie dell’innovazione) hanno migliorato la cura dei pazienti in tutto il mondo ma oggi queste stesse tecnologie informatiche stanno aiutando anche i medici e le strutture sanitarie per migliorare la loro stessa Strategia di Marketing Sanitario e la comunicazione diretta con i pazienti.

In che modo la telemedicina potrà aiutare il turismo sanitario?

La telemedicina e le telecomunicazioni, i dispositivi mobili, le tecnologie informatiche forniscono assistenza sanitaria clinica a distanza. Esistono tre dispositivi e funzionalità software importanti che aiutano a garantire la promessa del turismo sanitario e dei viaggi medici:

  • In primo luogo, ci sono i record dei media elettronici. Con un sistema EMR (Electronic Medical Record/Cartella Clinica Sanitaria, ovvero i dati di proprietà del sistema sanitario) è facile raccogliere appunti clinici, scansioni diagnostiche, registri di amministratori medici e sommari di dimissione in formato digitale. Automatizzando e ottimizzando il flusso di lavoro clinico, l’IT riduce il tempo e gli sforzi necessari per mantenere le informazioni e creare la traccia dei dati necessaria per gli audit medici e le procedure di controllo qualità;
  • Poi ci sono gli smartphone, i nostri computer palmari stanno diventando un elemento importante per l’infrastruttura sanitaria basata su cloud. Un sistema EMR distribuito nel cloud può rendere ogni smartphone un portafoglio sanitario virtuale. I pazienti possono accedere alle loro cartelle cliniche da uno smartphone e condividere le informazioni con gli operatori sanitari e le strutture mediche quando viaggiano all’estero;
  • Infine, data mining e analisi. Le tecnologie di data mining e analisi combinano, preparano e cercano enormi archivi di dati raccolti da diverse fonti. In combinazione con il software di analisi, un sistema EMR basato su cloud offre un facile accesso alle conoscenze e alle informazioni che i medici e le strutture sanitarie all’estero possono utilizzare per identificare la scheda clinica di un determinato paziente. Viceversa i pazienti possono comunicare con questi e ricevere una specifica diagnosi o terapia senza uscire di casa.

Cosa offre l’IT ai pazienti e alle strutture sanitarie?

Il cloud computing e i moderni dispositivi di telemedicina facilitano il trasferimento, l’analisi e la condivisione di enormi quantità di dati medici, in modo rapido e sicuro. Vediamo quali sono gli aspetti principali:

  • L’IT aiuta i pazienti a ricevere le migliori cure disponibili. I centri di cloud computing diventano parte di un ecosistema, che comprende ospedali e cliniche accreditate a livello mondiale. I fornitori di servizi sanitari ovunque nel mondo ottengono un facile accesso alle informazioni mediche prima dell’arrivo dei pazienti. Contemporaneamente i pazienti possono utilizzare i loro smartphone per scaricare le informazioni quando arrivano nelle strutture convenzionate;
  • La telemedicina offre ai pazienti un viaggio medico più fluido e piacevole. Le ricerche di dati su Internet e l’affidarsi alle agenzie specializzate in Marketing e Turismo Sanitario riducono il tempo, lo sforzo e la preoccupazione di trovare, viaggiare e coinvolgere strutture mediche all’estero;
  • L’IT rende accessibili informazioni mediche e cartelle cliniche complete. Tutti i dati relativi al paziente sono archiviati in un’unica fonte autorevole in un centro di cloud computing. La gestione centralizzata dei dati rende più semplice per gli operatori sanitari qualificati identificare le lacune nelle informazioni e sincronizzare i dati dei pazienti.

Pensare digitale: il caso studio Israele

È Israele il Paese più all’avanguardia nell’utilizzo degli strumenti digitali in ambito sanitario. Il cittadino che ha bisogno del proprio medico di medicina generale può prenotare l’appuntamento via web, tutti i referti sono trasmessi per via elettronica, tutto è archiviato, dall’ambulatorio all’ospedale, fino agli eventi amministrativi, in un vero big data sanitario. Incrociare questi dati con le informazioni anagrafiche, storiche, familiari del paziente consente al medico di anticipare la diagnosi e  la cura, di passare dal “curare” al “prendersi cura”.

l modello israeliano prevede il cosiddetto secondo pilastro, una sanità integrativa per tutti i cittadini,  che offre prestazioni aggiuntive rispetto a quelle di base a costi controllati e il modello è così efficiente che sta aprendo il mercato della sanità Israeliana al Turismo Sanitario, da molti Paesi vanno in Israele per farsi curare. Si usa anche la telemedicina in fase di iniziale valutazione e dopo la dimissione del paziente, si sposta il paziente solo per il trattamento in Israele per la parte invasiva.

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Turismo sanitario: quando sono i tedeschi a muoversi

Crescono i numeri del turismo sanitario tedesco transfrontaliero

Il 55% dei tedeschi si immagina come un turista della salute. Nelle regioni settentrionali della Germania come Brema, Amburgo e Meclemburgo-Pomerania Anteriore, la  percentuale sale al 62%, secondo un’indagine dello IUBH Touristik-Radar (Bad Honner International University 2016).

Più della metà dei tedeschi sarebbe disposta a recarsi in un altro Paese per sottoporsi a cure, interventi chirurgici o cure presso una spa. Il che si traduce in un grande potenziale e allo stesso tempo in una grande sfida per attirare questo gruppo di turismo della salute.

Da quando è entrato in vigore il 25 ottobre 2013 la direttiva europea sull’assistenza sanitaria transfrontaliera, che segna i diritti dei pazienti per il trattamento sicuro e di qualità nell’Unione Europea e il rimborso delle sostenute (ovvero finché il tuo Paese e il Paese in cui sarai sottoposto a trattamento e/o intervento offriranno all’assicurato lo stesso tipo di operazione e/o trattamento), il flusso di pazienti tedeschi sottoposti a trattamenti e cure o all’estero è aumentato.

Sebbene il sistema sanitario tedesco goda di una buona reputazione, alcuni trattamenti non sono interamente coperti o non rientrano nei benefici di tutte le assicurazioni mediche tedesche, di cui 112 pubbliche e 44 private. Soprattutto per i pensionati o coloro che non hanno uno stipendio alto è il punto più importante quando si decide un trattamento o un’operazione in un altro Paese.

Aumentano le persone che ripetono l’esperienza di turismo sanitario

Secondo un sondaggio di uno dei più grandi assicuratori pubblici in Germania “Techniker Krankenkasse (TK)”, tra più di 3.300 partecipanti che hanno pianificato di lasciare la Germania per un’operazione o un trattamento, la maggior parte di essi trova importante utilizzare al meglio il proprio denaro organizzando gli spostamenti al fine di poter unire l’utile al dilettevole.

Il 39% degli intervistati ha combinato un trattamento sanitario con un viaggio di vacanza

Il 43% degli intervistati è tornato all’estero per più di un volta per eseguire gli stessi trattamenti. Due aspetti importanti da considerare per capire lo spostamento fuori confine sono il grado di fiducia instaurato nel tempo con il medico straniero e la struttura sanitaria ospitante ma anche le lunghe liste d’attesa nelle strutture ospedaliere e private in Germania.

Identikit dei turisti sanitari tedeschi

La maggior parte dei turisti tedeschi della salute sono ultracinquantenni, secondo il sondaggio TK, l’11% tra 18 e 49 anni. E l’8% ha più di 80 anni. I pensionati tedeschi sono molto più attivi di prima, stanno sempre più facendo ricerche su Internet nelle pagine delle strutture sanitarie e nei loro canali social collegati.

Un paziente su due ha, secondo il sondaggio TK, un reddito lordo compreso tra 1.000 e 2.500 euro. Uno su dieci tra 750 e 1.000 euro. Tuttavia, tra i turisti tedeschi della salute ci sono molte persone con un alto livello di istruzione: il 54% ha terminato il liceo, il 32% ha conseguito il diploma universitario e il 3% ha anche un dottorato di ricerca.

Turismo sanitario: dove viaggiano i turisti tedeschi?

Soprattutto verso l’Europa meridionale e occidentale, in particolar modo verso l’Ungheria e Croazia dove si aprono sempre più cliniche moderne. Nella Repubblica Ceca, in Polonia e in Turchia c’è un grande boom di pazienti tedeschi, tra cui molti uomini e donne che vogliono sottoporsi a interventi di chirurgia estetica. Anche Paesi confinanti come Austria, Italia e Svizzera hanno un buon afflusso, in particolar modo perché qui possono comodamente coniugare le cure mediche con delle vacanze culturali ed enogastronomiche in luoghi di mare, lago o montagna.

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Mobilità sanitaria: facciamo chiarezza

I viaggi della salute in Italia

Con mobilità sanitaria si intende la situazione in cui un paziente si sposta dalla zona in cui vive per cercare cure e terapie. Ogni anno più di 1 milione di italiani emigra per accedere a prestazioni sanitarie che hanno dei costi elevati soprattutto per le regioni del Sud e con un giro d’affari pubblico nel 2017 calcolato dalla Fondazione Gimbe in circa 4,6 miliardi di euro. La situazione non è delle più rosee: nel 2016 oltre 12 milioni di italiani hanno dovuto rinunciare ai trattamenti per cause economiche e nel frattempo la spesa sanitaria privata  ha superato la soglia dei 35 miliardi di euro.

I diversi tipi di mobilità sanitaria

Lo spostamento può avvenire all’interno dello Paese, migrando da una regione ad un’altra, oppure da uno Stato ad un altro, dove la sanità può avere regolamentazioni diverse.

La mobilità viene utilizzata anche in ambito legislativo per descrivere il flusso monetario (il termine marketing sanitario descrive molto bene la dinamica)che prosegue nella stessa direzione dei pazienti che si spostano, partendo dal Fondo Sanitario Regionale o Nazionale.

Si individuano tre tipi di mobilità sanitaria:

  1. Intraregionale (o regionale), che descrive lo spostamento dei pazienti all’interno dei confini della regione nella quale vivono;
  2. Interregionale, che indica una mobilità da una regione ad un’altra per lo più alla ricerca di cure migliori rispetto a quelle offerte dalla regione di provenienza. Nel caso di regioni confinanti la situazione cambia da caso a caso, spesso avviene un accordo tra le regioni interessate per lo scambio di risorse. Ciò che caratterizza la mobilità interregionale è la distribuzione disomogenea dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA)  che dovrebbero essere ripartiti in maniera uguale in tutte le regioni dello Stato.
  3. Internazionale, che riguarda casi limitati rispetto alle altre due tipologie, caratterizzati dalla ricerca di  specifiche cure non disponibili o considerate non all’altezza nel proprio Stato di appartenenza o per le quali i tempi di attesa sono molto lunghi. La mobilità internazionale descrive anche la situazione in cui un utente ha bisogno di un intervento sanitario mentre si trova all’estero e, inoltre, fa riferimento – per i casi interni italiani – allo Stato del Vaticano, Stato di San Marino e il Comune di Campione d’Italia (Svizzera).

In ogni caso, la migrazione si realizza a seguito all’autorizzazione rilasciata dalla Asl di appartenenza del paziente, ad eccezione dei casi di richiesta di assistenza durante la permanenza dell’utente all’estero. Da parte dei pazienti deve essere presentata tutta la documentazione necessaria per dimostrare il diritto all’assistenza.

Mobilità attiva e mobilità passiva: cosa sono?

Dal punto di vista amministrativo si possono distinguere una mobilità attiva e una mobilità passiva: la prima riguarda l’arrivo di fondi in entrata per coprire i costi con cui si sono garantite le prestazioni sanitarie ai pazienti di altre regioni o Paesi; la mobilità passiva riguarda l’invio di fondi che corrispondono ai costi per ripagare le altri regioni o Paesi dei servizi che hanno messo a disposizione per curare i pazienti in uscita. Dal punto di vista finanziario, la mobilità attiva è una fonte di credito, mentre invece quella passiva è una fonte di debito: le differenze tra l’una e l’altra forniscono l’idea del livello di ciascun Servizio Sanitario Regionale e alcuni dati relativi alla soddisfazione dei cittadini relativa ai servizi.

La mobilità si compone di più divisioni, ognuna della quale ha diverso significato:

  1. La migrazione di base, ovvero lo spostamento per motivi geografici come collegamenti o vicinanza ad altre regioni;
  2. La migrazione fisiologica, che descrive la situazione in cui il paziente ha bisogno di cure in altri centri, per cui lo spostamento è inevitabile;
  3. La migrazione evitabile, quei movimenti che potrebbero essere ridotti grazie all’informazione e a un corretto stanziamento delle risorse diagnostiche e terapeutiche.

Il turismo sanitario ha un significato anche in termini di analisi dei risultati, con la possibilità di pensare a nuove offerte, miglioramento dei servizi, correzioni del sistema.

Dall’analisi svolta sulla maggior parte dei servizi sanitari rivolti a cittadini che sono emigrati per cure e terapie emerge la motivazione per la quale queste persone si sono spostate. In alcuni casi si parla di mobilità apparente, quando cioè i pazienti abitano nelle zone in cui ricevono le prestazioni, ma la loro residenza risulta essere altrove. Dal punto di vista economico la mobilità sanitaria è riconosciuta a tutti i pazienti che hanno domicilio e residenza in luoghi diversi. Si tratta di una problematica burocratica caratterizzata da numerose regole che ruotano attorno alla differenza tra i concetti di residenza e domicilio, che a volte non viene colta e porta a numerosi casi di migrazione evitabile.

Tutti i costi della migrazione sanitaria

Un  totale di 113 miliardi euro erogati dal Fondo Sanitario Nazionale (FSN) devono essere divisi tra le regioni. Dal bilancio tra entrata ed uscita 2017 si sono estratti i dati per regione:

  • Lombardia: 601 milioni di euro
  • Emilia Romagna: 348 milioni
  • Toscana: 149,6 milioni,
  • Veneto: 112,3 milioni

Chiudono la lista Friuli Venezia Giulia, Bolzano, Umbria, Molise. Ci sono però anche regioni con un bilancio negativo. Tra queste:

  • Campania (-281 milioni),
  • Calabria (-275 milioni),
  • Sicilia (-179 milioni)
  • Abruzzo (-72 milioni).
  • Piemonte, Valle d’Aosta, Trentino, Liguria, Marche, Basilicata e Sardegna (-16 miliardi, sommati)

La regione che i pazienti italiani scelgono maggiormente per le loro cure e terapie è la Lombardia; essa rileva 936 milioni di entrate e 334 milioni di uscite dati dallo stretto rapporto con Emilia Romagna (incassa 112 milioni, ne cede 93,9) e con il Veneto (65,9 milioni in entrata), la Campania (76 milioni), la Puglia (78,9), la Calabria (66,7), la Sicilia (95,5), la Liguria (63 mln)  e la Toscana (41,8).

La spesa sanitaria privata

La cifra della spesa sanitaria privata ammonta a 35,2 miliardi di euro, ed è in costante aumento.

Il sistema sanitario è in un momento negativo dato dalla mancanza di una cifra che si attesta ai 30 miliardi di euro che garantirebbe il mantenimento del livello dei servizi base.

Più di 12 milioni di italiani (per il 75% affetti da patologie croniche, con basso reddito o non indipendenti economicamente) hanno dovuto rinunciare a trattamenti sanitari nell’ultimo anno, mentre quasi 8 milioni hanno dovuto chiedere un aiuto economico per potersi sottoporre alle cure. Soltanto il 20% degli italiani riesce ad ammortizzare il colpo grazie all’aiuto di assicurazioni sanitarie.

La soluzione per questa situazione potrebbe essere l’adozione di un’assicurazione sul modello francese che porterebbe finanziamenti superiori ai 21 miliardi di euro l’anno, da integrare con il FSN: soluzioni di questo tipo garantirebbero di risparmiare cifre da poter utilizzare per i pazienti in condizioni economiche più sfavorevoli.

L’Accordo tra Stato e Regioni in merito ai LEP

L’art. 117, comma 2, lettera m della Costituzione sancisce che la «determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti in tutto il territorio nazionale è di competenza dello Stato».

Questo aspetto è messo in pratica in quanto esistono prestazioni di base previste a tutti i cittadini italiani. Garantire livelli essenziali delle prestazioni (LEP), e quindi superare gli ostacoli economici – oltre che sociali – è competenza dello Stato, come si legge nella Costituzione (cfr. Cost. art. 3, comma 2).

Ciò non significa che lo Stato deve offrire i servizi sanitari, bensì di occuparsi del fatto che i servizi siano resi disponibili per i cittadini che ne hanno bisogno.

Ci sono delle sanzioni per le strutture che non assicurano determinate prestazioni sanitarie di livello base, i LEP di cui si parlava in precedenza: questi livelli sono determinati dallo Stato, così come la loro esecuzione.

Turismo Sanitario Italia Itaca Lab

Mobilità sanitaria interregionale

Il crescente fenomeno dei viaggi della salute

I viaggi della salute sono un fenomeno in costante crescita. Nella stragrande maggioranza da Sud a Nord Italia. Ma anche dall’Italia verso l’estero. Alla ricerca di cure migliori rispetto all’area nella quale si abita e con un giro d’affari pubblico nel 2017 calcolato dalla Fondazione Gimbe in circa 4.6 miliardi di euro, cifra che include anche i conguagli relativi al 2014, pari a 218,9 milioni, e al 2016, 296,3 milioni. Gli importi non sono stati ancora definitivamente approvati dalla conferenza delle Regioni e delle province autonome. E se nel 2015, dice il Censis, i ricoveri fuori regione di residenza sono stati 750 mila, nell’anno successivo sono saliti a 930 mila a cui vanno aggiunti 825 mila accompagnatori, un aumento del +21,4% rispetto all’anno precedente. Come riporta l’Istituto Demoskopika, la maggior parte dei pazienti “fuori sede” arrivano dalla Puglia, ma al secondo posto, un po’ a sorpresa, c’è il Piemonte, poi l’Emilia-Romagna.

La Regione più attrattiva in mobilità sanitaria è la Lombardia che incassa oltre 800 milioni di euro, seguono l’Emilia-Romagna con 358 e il Veneto con 161. Bene anche Liguria e Toscana, soprattutto grazie alle ottime performance del Gaslini di Genova e dell’Ospedale Meyer di Firenze. In Lombardia spiccano invece l’Istituto nazionale dei tumori e il San Raffaele, a Milano, ma anche le strutture bergamasche giocano un ruolo non indifferente.

In generale, i malati lombardi hanno l’indice più basso di migrazione (passiva) in altre regioni: la Lombardia registra infatti il rapporto minore dei ricoveri fuori regione dei residenti sul totale dei ricoveri. In saldo negativo, dice ancora il report della Gimbe, Calabria, Campania, Sicilia, Puglia e Lazio, quest’ultima regione con qualche eccezione.

Stando ai dati forniti dall’Ats di Bergamo aggiornati al 2017, e pubblicati su “L’Eco di Bergamo”, i ricoveri di pazienti non lombardi nelle strutture pubbliche o private accreditate ammontano a 15.180 per un totale di crediti pari a 69 milioni e 800 mila euro. Il report Gimbe propone un nuovo indicatore per descrivere il nuovo fenomeno di marketing sanitario, il “saldo pro-capite di mobilità sanitaria”, che permette di analizzare e interpretare i saldi in relazione alla popolazione residente determinando una ricomposizione della classifica.

Circa 90 mila famiglie l’anno devono spostarsi

Il Censis ha calcolato che circa 90 mila nuclei familiari all’anno fanno i conti con la necessità di spostarsi per curare un familiare, spesso un minore. La spesa media per il vitto e l’alloggio segnalata varia dai 100 ai 500 euro per i ricoveri più brevi, ma circa il 20% dei migranti deve affrontare ricoveri che vanno anche oltre i 15 giorni. La maggioranza dei malati, l’85%, ha almeno un accompagnatore.

Sempre il Censis ha stimato che siano almeno 180 mila le persone che ogni anno devono passare lunghi periodi fuori casa per assistere un parente senza aver alcun sostegno per costi di vitto e alloggio. Se si ipotizzano circa 1.000 euro si arriva a 180 milioni. Un caso a parte poi va fatto per i pazienti oncologici la cui media di migrazione è doppia rispetto alle altre patologia. Alle spese mediche che annualmente costano alle famiglie circa 7/8 mila euro in media si aggiungono non meno di 1.700 euro all’anno per vitto, alloggio e spostamenti.

Turismo sanitario verso e oltre confine

Il turismo sanitario nel mondo genera attualmente un giro d’affari di 70 miliardi di dollari. Secondo le stime dell’Osservatorio Ocps-SDA Bocconi, il marketing sanitario genera nel nostro Paese un valore pari a 2 miliardi di euro anche se il saldo è ancora negativo: sono 5 mila gli stranieri arrivati in Italia, principalmente da Paesi Arabi, Russia, Svizzera, Balcani, spinti dalla ricerca di trattamenti ad alto tasso di specializzazione in neurologia, cardiochirurgia, oncologia, ma sono oltre 200 mila italiani (per qualche altra associazione supererebbero i 300 mila) che vanno oltre confine cercando, prevalentemente prestazioni meno care in chirurgia dentale, estetica e ricostruttiva, trapianto dei capelli.

I 5 mila pazienti arrivati nel nostro Paese hanno speso mediamente pro capite da 20 a 70 mila euro per le terapie. I principali ospedali italiani per numero di pazienti trattati provenienti dall’estero sono l’Istituto Europeo di Oncologia, il Gruppo San Donato, l’Humanitas di Rozzano e il Gruppo Centro di Medicina.

Gli italiani coinvolti invece sono cresciuti del +150%. Si muovono prevalentemente in Europa, ma non solo: oltre 40 mila persone l’anno lasciano l’Italia per sottoporsi a interventi di chirurgia plastica in Brasile, Messico e Thailandia. L’italiano che sceglie l’estero per curarsi è nella maggioranza uomo, tra i 18 e i 39 anni, attratto da promozioni (oltre all’intervento nei pacchetti c’è dentro il trasporto, l’alloggio e visite guidate) e dalle possibilità economiche di media/buona entità. Per fare qualche esempio, una blefaroplastica (ringiovanimento delle palpebre) in Croazia costa circa 1.200 euro, 2.600 euro è il valore medio di un lipofiller (prelievo del grasso) al seno in Turchia, 1.300 euro per quattro impianti e 12 denti in Polonia. Il low cost sanitario attira. Sulla qualità restano i dubbi.