In che modo l’utilizzo dei social media influenza il rapporto medico-paziente

I social media negli ultimi anni hanno avuto un impatto significativo su ogni aspetto della nostra vita e neppure il medicale fa eccezione. Il crescente utilizzo dei social network sia tra professionisti del settore che tra i pazienti ha dimostrato di avere un impatto positivo sulla qualità generale dell’assistenza sanitaria.

Nello specifico, i social media contribuiscono in larga misura al modo in cui scegliamo i nostri operatori sanitari. Secondo un rapporto di PricewaterhouseCoopers, il 41% dei pazienti ha affermato che il contenuto dei social media ha influito sulla scelta dell’ospedale o del medico.

Un altro grande studio condotto nel 2016 all’Università di Groningen, in Olanda, ha indicato che i social media hanno un impatto ancora maggiore sulle relazioni medico-paziente. Dopo aver analizzato oltre 1.700 articoli, le ricerche hanno identificato che i casi d’uso dei pazienti dei social media possono essere raggruppati in sei categorie:

  1. Emotivo
  2. Informativo
  3. Stima
  4. Supporto di rete
  5. Confronto sociale
  6. Espressione emotiva

Ciascuno di questi casi d’uso presenta effetti diversi sui pazienti e, allo stesso tempo, influenza la loro relazione con l’operatore sanitario nei seguenti modo che andremo ora ad analizzare.

L’utilizzo dei social media porta a una comunicazione più equa tra medici e pazienti

I social media sono diventati uno strumento popolare tra i pazienti per espandere le loro conoscenze sulle condizioni e le opzioni di trattamento. Ad esempio, il 29% dei pazienti esamina i social media per vedere l’esperienza di altri pazienti con la propria malattia e il 42% sfoglia le piattaforme di social media per scoprire le recensioni dei consumatori relative alla salute, secondo PwC.

Aumentando le loro conoscenze, i pazienti vengono più preparati ad instaurare il dialogo, secondo Nu Image Medical. Possono comunicare meglio con il loro medico e sapere che tipo di domande porre. Secondo Kevin Meuret, CEO di Mantality Health, “L’utilizzo dei social media rende i pazienti più inclini a comunicare attivamente con il proprio medico durante i consulti medici in primo luogo. Le crescenti conversazioni sui social media su condizioni stigmatizzate come bassi livelli di testosterone o psoriasi inviano un messaggio potente ad altri malati e incoraggiano la loro volontà di cercare assistenza medica”.

Ad esempio, l’Associazione americana Psoriasi ha lanciato una massiccia campagna di sensibilizzazione su Instagram, incoraggiando gli utenti a condividere le immagini delle loro condizioni usando gli hashtag #getyourskinout e #psoriasiscommunity. Dominic Urmston, responsabile delle comunicazioni digitali dell’ente benefico, ha spiegato che “gli utenti possono trovare persone che condividono esperienze simili con le quali possono chattare supportandosi a vicenda. Inoltre, li potenzia in modo che possano condividere le immagini della loro psoriasi e pubblicare anche le loro esperienze dirette”. Di conseguenza, la condizione diventa meno stigmatizzata e più persone sono incoraggiate a valutare le varie opzioni di trattamento e a parlarne con i loro operatori sanitari.

I social media contribuiscono all’aumento di ricerca informazioni sui medici

Una nota meno brillante è che grazie ai social media il 44% degli utenti cerca informazioni su medici o altri operatori sanitari prima di pianificare una visita, con possibilità anche di cambiare struttura e medico con più facilità nel caso di recensioni e giudizi negativi. I pazienti ora prestano maggiore attenzione alle reazioni negative condivise da altri utenti e possono scegliere di cambiare i medici dopo aver partecipato a una discussione online con altri pazienti che li hanno provati sulla loro pelle.

I social media aiutano a sviluppare relazioni più armoniose tra medico e paziente

“I social media spesso consentono ai pazienti di seguire le raccomandazioni del medico e attenersi al piano di trattamento proposto, soprattutto se diventano parte di un gruppo di supporto dei social media”, ha dichiarato James Bayliss, CEO di Vaper Empire. “Questo, a sua volta, crea meno tensione tra il medico e il paziente durante le interazioni cliniche”.

Inoltre, i social media offrono spesso ai pazienti lo spazio per “sfogare” le loro emozioni e frustrazioni negative, invece di farlo davanti al medico. Tuttavia, la ricerca ha ulteriormente identificato un’opportunità mancata: i pazienti tendono raramente a spalleggiarsi reciprocamente a cercare trattamenti alternativi se il loro attuale non porta i risultati desiderati.

Il contenuto dei social media può portare a interazioni non ottimali tra medici e pazienti

I social media e gli editori online ci hanno dato accesso a un’enorme quantità di informazioni sanitarie sparse. I Millennial, in particolare, sono più inclini a seguire i consigli sulla salute online e fanno affidamento sulle informazioni condivise dai loro colleghi, invece di programmare gli appuntamenti necessari con specialisti.

“Quando i pazienti portano il contenuto dei social media alla consultazione, insieme alle loro opinioni forti sull’argomento, i professionisti sanitari sono costretti a dedicare del tempo a selezionare e verificare tali informazioni”, ha dichiarato Dali Dugan, CEO di HealthworxCBD. “Di conseguenza – aggiunge sempre Dugan – ritengono che la loro esperienza sia messa in discussione e che possa influenzare il loro comportamento con il paziente durante la sessione. Le reazioni negative del medico possono influire sul benessere soggettivo del paziente, facendole sentire svuotate”. E quei professionisti, che sono disposti a fare un passo in più per il loro paziente, affrontano un rischio maggiore di dare un giudizio sbagliato presentando dati incompleti o discutibili da fonti non verificate.

La linea di fondo è questa: come paziente dovresti trattare le informazioni reperite online sempre in modo obiettivo. Mentre queste possono essere utili per fornirti un’idea generale della struttura sanitaria o del medico, guidandoti anche verso le domande giuste da fare durante le visite, non dovrebbero comunque essere trattate come fonte ultima di verità per mettere in discussione l’esperienza del medico che va sempre e comunque testata dal vivo.

 

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