I social media consentono ai propri utenti di connettersi su interessi, posizioni e persino malattie condivise. Usando questa formula, le aziende sanitarie individuano i potenziali influencer che possono usare questi punti in comune per raggiungere e creare fiducia con un pubblico-target mirato. Gli influencer si distinguono dalle celebrità attraverso quella che si definisce la “prossimità dei social network“. Le celebrità sono persone sulle quali proiettiamo fantasie, mentre i primi rendono queste fantasie raggiungibili perché si basano su un qualche tipo di legame emotivo. Permettendoci di entrare nelle loro vite personali attraverso i social media, colmano un vuoto che un tempo esisteva.

Gli influencer occupano uno spazio strano: sono delle celebrità che si comportano però come nostri “amici” da seguire virtualmente su Instagram.

Anche in Italia la situazione non è molto diversa dall’America e il problema legato alla comunicazione sanitaria sui canali social, Instagram in primis, da parte degli influencer può a volte essere fuorviante e dannosa per i consumatori. Riportiamo integralmente nel prossimo capitolo di seguito l’articolo pubblicato su La Repubblica.it lo scorso 23 febbraio riguardo il caso che ha coinvolto Fruittella e la sua  affiliazione con diverse mamme influencer per promuovere la conosciute caramelle ma che si è risolto con le scuse dell’azienda e la censura di alcuni post considerati pericolosi.

Caramelle gommose a bambini sotto i 4 anni: censurato spot su Instagram

A volte la pubblicità può indurre i genitori a fare scelte sbagliate, potenzialmente pericolose per i propri figli. Ancora una volta a finire sotto accusa è lo spot di alcuni influencer sui social network.

Grazie anche alla segnalazione della dietista Marta Gelain, che su Instagram ha condotto una campagna di controinformazione appena saputo delle pubblicità che stavano circolando, l’Istituto per l’autodisciplina pubblicitaria (Iap) ha infatti censurato una pubblicità di alcune caramelle gommose (le Fruittella VEGGY AM!C!) pubblicate – appunto – su Instagram a opera di tre account di mamme influencer con un grosso seguito. I testimonial (che, a differenza di altri influencer nel passato, hanno però scritto in modo chiaro che si trattava di uno spot) si sono fatti fotografare insieme ai propri figli scrivendo claim come: “Con Fruittella possiamo concedere qualche peccato di gola in più ai nostri bimbi con più serenità”.



Secondo l’Istituto, però, quelle pubblicità erano “potenzialmente pericolose” perché inducevano il pubblico a “trascurare le normali regole di prudenza” e a “diminuire il senso di responsabilità” verso i pericoli. Il problema, infatti, è che i bambini ritratti nelle foto avevano un’età inferiore ai 4-5 anni, cioè la soglia di età sotto la quale, secondo il ministero della Salute, ai bambini non possono essere date né caramelle né gelatine per evitare il soffocamento.

Dallo spot su Instagram, insomma, un genitore avrebbe potuto pensare che quelle gelatine fossero adatte anche a bambini al di sotto dei 4 anni, quando in realtà il rischio di soffocamento pediatrico è esattamente lo stesso. In uno dei post pubblicitari, specifica lo Iap, uno degli influencer ha provato ad aggiustare il tiro specificando che la foto era “a scopo illustrativo perché queste caramelle sono adatte a bimbi più grandi”. Affermazione che però non è stata ritenuta sufficiente per bilanciare perché in contraddizione con quanto scritto poco prima.

Affinché i consumatori possano proteggersi nei modi in cui le agenzie di regolamentazione non possono farlo, è necessario ricordare che essere influencer è un lavoro, economico ma soprattutto sociale ed educativo, che può essere fatto solo efficacemente se le storie raccontano la realtà e sono riconducibili all’utente medio. I nostri click e  like possono migliorare o non migliorare le nostre vite, nonostante ciò che le didascalie inducono a credere, ma il nostro impegno andrà sempre a beneficio della linea di fondo degli influencer e delle aziende per cui lavorano.




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